Descrizione
C'è chi il divieto d'accesso lo rispetta, chi lo ignora, e chi ci mette sopra un adesivo e lo trasforma in un omino che scappa a gambe levate. È il caso di Clet, artista bretone che da Firenze ha invaso di ironia le strade di mezzo mondo, e che questa estate porta la sua arte "al mare", a Marina di Bibbona.
Inaugurata il 25 giugno e visitabile fino al 25 ottobre, la mostra personale di Clet al Forte dei Cavalleggeri è "un'eccezione" per uno street artist che solitamente la sua arte la "sbatte in faccia" ai passanti. "Mi sento inutile", il titolo della mostra, come dice lui stesso, "è un modo per fare il punto, tirare le somme, dopo tutti questi anni". Un'ironia sottile che racconta chi ha continuato a creare nonostante multe, polemiche e cartelli sequestrati, convinto che l'arte debba stare per strada, tra la gente, e non chiusa in una teca. Per questa volta, invece, le sue opere escono dalla strada per essere ammirate con calma, senza il rischio di essere multate o rimosse.
Classe 1966, da anni fiorentino d'adozione, Clet è diventato celebre per i suoi interventi sulla segnaletica stradale: il divieto d'accesso diventa un omino che si libera della sbarra, l'obbligo di svolta si trasforma in Pinocchio, il senso vietato prende improvvisamente vita. Piccoli gesti, fatti solo con carta e adesivi, capaci però di far sorridere chiunque passeggi per strada e alzi lo sguardo un attimo di più del solito. I suoi cartelli "alterati" sono ovunque e inconfondibili: da Firenze a Roma, da Bologna a Milano, fino a Londra, Bruxelles e Amsterdam. La sua è una lunga storia di resistenza creativa: da oltre vent'anni interviene sui cartelli con umorismo e poesia.
"Perché proprio i cartelli stradali? Perché sono ovunque e permettono di avere un contatto diretto col pubblico. La mia - ha spiegato l'artista all'inaugurazione - è un'arte volutamente popolare perché non mi interessa chi va nei musei ma chi non ci va. E il cartello stradale per questo è perfetto, è una comunicazione universale, tutti li conoscono, e permettono di parlare con tutti. Ma è anche un modo di puntare il dito sul carattere autoritario del cartello, che ci dà un divieto, ci impone qualcosa, senza consentirci di rispondere. Il nostro spazio è bombardato da questa richiesta di obbedienza. E non mi sembra molto costruttivo, perché penso che la società dovrebbe andare verso la responsabilizzazione e non verso l'obbedienza, che invece rappresenta proprio la deresponsabilizzazione".
Al Forte di Marina di Bibbona, per la prima volta, l'occasione per ammirare i suoi lavori fuori dal contesto urbano che li ha resi famosi, in un allestimento che dialoga con le mura antiche della struttura affacciata sul mare.
La mostra, curata da Arianna Lubrano e Ronni Squizzato per l'Associazione Bibbona Lab con il patrocinio di Regione Toscana e Comune di Bibbona, è aperta tutti i giorni dalle 18 alle 23
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